pensaterosa

23 marzo 2010

Insufficiente e tardivo

Filed under: Uncategorized — pensaterosa @ 23:54
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Il documento del Papa agli Irlandesi.

Non provo nessun piacere, anzi profondo disgusto, nel trattare questo tema i cui fenomeni dovrebbero offendere più i fedeli dei laici.

Per questa ragione mi limito a riportare alcuni articoli apparsi sulla stampa internazionale e ripresi dal quotidiano di notizie telematiche inviato dall’amico Claudio Ferrarini. Vi prego di leggere soprattutto il primo.

New York Times, la Chiesa era stata avvisata
L’arcidiocesi tedesca guidata dal futuro Papa Benedetto XVI ha ignorato i ripetuti avvertimenti nei primi anni 1980 di uno psichiatra che aveva in cura un sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di ragazzi, rivela il New York Times

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“Ho detto, ‘Per l’amor di Dio, ha disperatamente bisogno di essere tenuto lontano dal lavoro con i bambini'”, ha detto il dottor Werner Huth, psichiatra, in una intervista telefonica da Monaco di Baviera. “Sono stato molto infelice per tutta la storia.”
Il Dr. Huth ha detto che pose tre condizioni per il trattamento del sacerdote, il reverendo Peter Hullermann: che stesse lontano dai giovani e dall’alcool e che fosse sottoposto alla supervisione di un altro sacerdote in ogni momento.
Il Dr. Huth ha detto di aver rilasciato avvertimenti espliciti – sia scritti che orali – prima che il futuro papa, allora Joseph Ratzinger, arcivescovo di Monaco e Frisinga, lasciasse la Germania per andare in Vaticano nel 1982.
Nel 1980, dopo le denunce di abusi da parte dei genitori di Essen, che il sacerdote non ha negato, l’arcivescovo Ratzinger ha deciso di spostare il sacerdote a Monaco di Baviera per la terapia.

Nonostante gli avvertimenti dello psichiatra, a Padre Hullermann fu permesso di tornare al lavoro parrocchiale quasi immediatamente dopo l’ inizio della terapia, interagendo con i bambini così come gli adulti. Meno di cinque anni più tardi, fu accusato di aver molestato altri ragazzi, e nel 1986 fu condannato per abusi sessuali in Baviera.
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Küng contro il Papa sulla pedofilia

Un dura condanna del Vaticano e del suo modo di gestire lo scandalo pedofilia appare oggi sulle pagine della Sueddeutsche Zeitung. A firma del teologo svizzero Hans Küng, noto per le sue critiche al pontificato di Giovanni Paolo II e anche di Benedetto XVI, uno dei teologi piu’ ‘progressisti’ del panorama cristiano.
“Cinque anni di pontificato senza mai modificare queste pratiche funeste. La decenza esigerebbe che il principale responsabile della dissimulazione da decenni (di queste vicende), vale a dire Joseph Ratzinger, facesse un “mea culpa”, scrive il teologo nell’articolo, con un titolo chiarissimo: “La responsabilita’ di Ratzinger”.
“Nessun’altra persona nella Chiesa ha visto passare sulla sua scrivania tanti casi di abusi”, continua Hans Küng, citando i 24 anni in cui il futuro papa Benedetto XVI ha guidato la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), durante i quali ha trattato tutti i casi di abusi sessuali in seno alla chiesa del mondo intero “nel piu’ assoluto segreto”.
Hans Kueng non risparmia neppure l’attitudine dell’episcopato tedesco e del suo presidente, l’arcivescovo Robert Zollitsch, dopo l’emersione, in tutta la sua gravita’, dello scandalo negli istituti scolastici cattolici della Germania. “I Vescovi, invece di chiedere perdono alle vittime, non dovrebbero riconoscere di essere dei complici? (…) La protezione dei loro sacerdoti sembra aver contato di piu’, per i Vescovi, che la protezione dei bambini”, scrive ancora il teologo.
Kueng rivolge un pressante invito affinche’ all’interno della Chiesa si apra un dibattito sul celibato dei preti, citando numerose “dichiarazioni di psicoterapeuti e psicoanalisti che individuano una relazione evidentissima” tra celibato e pedofilia.
Professore emerito di teologia ecumenica all’Universita’ di Tubinga, Hans Kueng, 81 anni, venne sollevato dall’incarico dal Vaticano nel 1979, in seguito a una disputa teologica sul dogma dell’infallibilita’ papale.

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Pedofilia, don Di Noto: coinvolti 80 preti italiani
“E’ un fenomeno che esiste”

“L’Italia non e’ immune dal triste fenomeno dei preti pedofili”. Lo afferma il sacerdote Fortunato Di Noto chiamato da Radio Vaticana a commentare la linea della “tolleranza zero” imposta dal Papa ai vescovi dell’Irlanda.

“Attualmente – spiega il fondatore dell’associazione antipedofili Meter – in questi ultimi 10 anni, circa 80 sacerdoti sono stati coinvolti perche’ denunciati, o gia’ processati e condannati riguardo al fenomeno. E’ un fenomeno che esiste, e’ un fenomeno che c’e’, nessuno puo’ dire che non e’ cosi'”. In Italia, concede don Di Noto, “forse e’ piu’ gestito e controllato, anche se ci sono stati dei casi affrontati con imprudenza”.
A una domanda su eventuali casi di suore che abbiano compiuto abusi, Di Noto risponde che “questi fenomeni negli istituti religiosi femminili accadono in maniera molto piu’ blanda anche se non c’e’ stato un monitoraggio molto serio riguardo a questi fenomeni. Pero’ esistono, ci sono stati e credo che dobbiamo saperli affrontare”.
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Scioccante testimonianza di una vittima di pedofilia
Gli abusi sessuali commessi in Germania investono anche il mondo evangelico, in particolare la scuola-convitto di Gaienhofen, sul Lago di Costanza. A rendere piu’ clamorosa la rivelazione è il fatto che a denunciarla è una vittima illustre, lo scrittore Bodo Kirchhoff, 61 anni, che in un lungo articolo sul settimanale ‘Der Spiegel’ racconta la vicenda in tutti i suoi crudi dettagli.

“Ho subito un abuso sessuale all’età di 12 anni da parte del direttore dell’istituto e Kantor (l’organista e direttore del coro, ndr)”, scrive Kirchhoff, “uno sulla trentina dai capelli lunghi (già nel 1960!), fumatore accanito, proprietario di un cabrio, che di sera tardi mi portò in camera perché avevo mal di testa. Mi tolse il pigiama, mi baciò con la lingua che sapeva di tabacco, una cosa indimenticabile. Non avevo mai baciato e restituii il bacio per non apparire scortese. Poi accarezzò il mio cosetto fino a farlo indurire, ma accarezzarmi non gli bastava, voleva di più, continuò in modo spietatamente tenero fino a che ebbi il primo orgasmo”.
Lo scrittore descrive il suo seduttore come “un grande Kantor ed un maledetto pederasta, un maledetto succhiatore di bambini come tutti i preti scoperti adesso. Per lui, però, non valeva (la scusa, ndr) del celibato, poiché il convitto-scuola era evangelico”.
Il pedagogo, al quale lo scrittore attribuisce il nome di “Winnetou”, il mitico personaggio indiano dei romanzi di Karl May, il Salgari tedesco, “era il mio insegnante di religione, che parlava di Gesù, ma pensava ai miei sospiri sotto le sue mani, come mi confessò più tardi. Mi portava in camera sempre con nuove scuse, per accordare la mia chitarra o per spiegarmi il ventitreesimo salmo. Era il pastore delle mie voglie, che non mi faceva mancare nulla”.
La vicenda prese fine quando, durante una tournee di concerti del coro in Finlandia, Kirchhoff scoprì di non essere stato il solo a rimanere vittima delle attenzioni sessuali del suo insegnante. “Dopo questo viaggio non l’ho più rivisto, lui se l’è squagliata con l’assenso della Chiesa evangelica. Nel convitto non ci fu nessuno scandalo, solo interrogatori da parte di gente che voleva sapere ogni dettaglio, ma per eccitarsi”.

Bodo Kirchhoff spiega di essersi deciso a rivelare gli abusi subiti dopo i casi di pedofilia venuti recentemente alla luce e conclude che ciò che ha subito sono stati “giochi del dottore, porcherie, sesso non maturo, appaiato con un amore muto ed una voglia autentica”.
La conclusione della lunga confessione è che “in nessuna delle vittime è visibile tutto ciò che di esse è andato distrutto”.

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