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14 aprile 2011

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Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
Sabato 07 Giugno 2008 12:41

Con la scusa di distruggere gli odiati microbi che possono contaminare il cibo e causare problemi di salute ai consumatori, le industrie alimentari stanno adottando sempre di più la tecnica della sterilizzazione tramite irradiazione. Sì, credo che per lo più si tratti di una scusa. Una delle principali preoccupazioni della grande industria alimentare è quella di fare profitti e cosa trovare di meglio se non produrre alimenti che durano in eterno e poterli distribuire su tutto il pianeta ?
All’inizio fu la pastorizzazione e il trattamento ad alte temperature, poi vennero vari prodotti antimuffa e antibiotici da spennellare soprattutto sulla frutta  e adesso è il tempo delle radiazioni.

Le lobby e le industrie alimentari americane spingono affinché sempre più cibo venga irradiato. Da studi condotti dalla USDA (Dipartimento Americano dell’Agricoltura) si evince che né il lavaggio con acqua, né il trattamento chimico sono in grado di eliminare completamente l’ E.coli dalla lattuga.

Almeno 40 Paesi hanno adottato questa tecnica. Negli USA i regolamenti sono molto più permissivi e la gran parte della carne congelata è stata irradiata. In Inghilterra è permessa l’irradiazione solo di spezie e ortaggi, ma al mercato del pesce sono stati trovati mitili irradiati (1).

Una  Relazione della Commissione sull’irradiazione degli alimenti presentata a Bruxelles ha messo in evidenza che il 4 % circa dei prodotti sul mercato europeo nel 2005 era irradiato e privo dell’apposita etichetta. Per lo più risultavano non conformi alle disposizioni i campioni di prodotti provenienti dall’Asia. Soltanto sei dei 287 campioni risultati irradiati erano conformi al regolamento.

In Italia, cinque campioni di erbe aromatiche sono risultati irradiati e non erano etichettati correttamente. Complessivamente sono stati analizzati 112 campioni.

L’irradiazione di erbe aromatiche essiccate, spezie, e condimenti vegetali e ortaggi è autorizzata nell’UE (direttiva 1999/3/CE) che stabilisce un elenco comunitario di alimenti e loro ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti. I prodotti alimentari irradiati o gli ingredienti irradiati di un alimento composto devono recare un’etichetta con la dicitura «irradiato» o «trattato con radiazioni ionizzanti» (2).

L’impiego di radiazioni ionizzanti per la conservazione del cibo inizia negli anni 20. Il trattamento con raggi X e raggi gamma distrugge i batteri e ritarda il deperimento della frutta e della verdura. Il processo genera dei radicali liberi di breve vita che uccidono i microrganismi. Anche il calore della cottura uccide i microbi, ma le radiazioni agiscono direttamente a livello del DNA.

Nonostante le dichiarazioni dell’industria alimentari sulla efficacia della radiazioni nel combattere i micorbi, tossine come il botulino, alcuni virus come quello della epatite e  i prioni responsabili della malattia della “mucca pazza”  sono tutti resistenti al trattamento (3).

E quali sono le conseguenze della radiazioni sulla qualità degli alimenti? I promotori delle radiazioni assicurano che il trattamento è assolutamente sicuro. Addirittura la FDA (Food and Drug Administration) vuole fare in modo che il consumatore non sappia se il cibo acquistato è stato irradiato o no, sia facendo togliere la dicitura “irradiato” sulle etichette, sia trasformando questa dicitura in “pastorizzato a freddo”.

Secondo alcuni ricercatori dell’Università del Texas, i promotori del cibo irradiato hanno solo valutato l’effetto anitimicrobico del trattamento e non quello sulla salute dell’uomo. Secondo loro non c’è sufficiente evidenza scientifica che questo cibo sia sicuro (4).

I pochi studi che hanno preso in considerazione la sicurezza del cibo irradiato sono giunti a risultati allarmanti. Ricercatori della Friedrich Schiller University di Jena, in Germania, hanno scoperto che le radiazioni producono a livello dei grassi alimentari una nuova classe di contaminanti, i 2-alchileielobutanoni. Queste sostanze, che non sono mai state trovate nei cibi non-irradiati,  sono tossiche e in grado di accelerare la crescita del tumore del colon (5). Un altro studio condotto sui ratti ha confermato questi risultati (6).

Quando frutta e verdure sono irradiate si viene a produrre anche un altro composto, il Furano, che è un potenziale cancerogeno.  La frutta che ha zuccheri semplici e basso pH è ne produce di più.

E quali sono gli effetti sulla composizione dei nutrienti? La FDA assicura che la perdita in nutrienti è minima e non diversa da quella che si ottiene con i normali metodi di conservazione, come la pastorizzazione. Ma questo non corrisponde alla verità.

Il contenuto di vitamina E si riduce del 25% e quello di Vitamina C fino al 10% (7). Inoltre, l’irradiazione è in grado di distruggere:

– fino all’80% della Vitamina A nelle uova

– fino al 95% della vitamina A e della Luteina nei fagioli

– il 50% della Vitamina A e della Luteina nei broccoli

– il 40% del beta-carotene nel succo di arancia.

Infine, l’irradiazione produce acidi grassi idrogenati nel grasso di bovino (8).

Per un motivo o per l’altro (agricoltura e allevamenti intensivi, microonde, pastorizzazione, ecc.) il nostro cibo sta perdendo nutrienti e presenta sempre di più sostanze estranee. Questo non ci aiuta a vivere in un ambiente inquinato. Abbiamo bisogno di alimenti veri, freschi, interi e il meno manipolati possibile, per trarre da questi tutti i fattori protettivi per sopravvivere. Anche l’idea di eliminare tutti microbi dagli alimenti, la gran parte buoni, non è salutare. L’equilibrio del nostro sistema immunitario, soprattutto quello dell’intestino, da cui la nostra salute in larga parte dipende, è fortemente condizionato dalla carica microbica di quello che mangiamo.

Bibliografia

1) Hubbard B. Irradiated food. WWDDTY, Vol 19 No 3, June 2008.

2) SICUREZZA ALIMENTARE. UE: irradiato ma senza etichetta il 4% dei cibi nel 2005 Data: lunedì 4 giugno 2007 – 6:38:26 PMFonte: help consumatori http://www.noiconsumatori.org/articoli/articolo.asp?ID=882)

3) Center for Food Safety. Food Irradiation, 2007; http://www.centerfoodsafety.org/food_irrad.cfm).

4) J Hyg Environ Health, 2004; 207:493-504. Citato da: Hubbard B. Irradiated food. WWDDTY, Vol 19 No 3, June 2008.

5) Mutat Res, 2006;594:1-9. Citato da: Hubbard B. Irradiated food. WWDDTY, Vol 19 No 3, June 2008.

6) Radiat Phys chem, 2002;63:431-5. Citato da:  Hubbard B. Irradiated food. WWDDTY, Vol 19 No 3, June 2008.

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