pensaterosa

29 aprile 2011

FERRERO

Una morte improvvisa che fa apparire un mondo inatteso: una grande impresa famigliare che opera a livello globale e mantiene rapporti umani forti e chiari tra proprietari e dipendenti. Un’unica grande famiglia composta di persone che si stimano, rispettano e considerano l’impresa il centro della loro vita.

Ricordo quando, in occasione dell’alluvione ad Alba, tutti i dipendenti andarono subito in fabbrica a pulire gli impianti ed a rimetterli in funzione prima di pulire le proprie case, e lo fecero con naturalezza: la fabbrica era la loro fonte di benessere e non li aveva mai traditi!

Lavorando in Ferrero come formatore di quadri e dirigenti, ho conosciuto questo mondo di orgoglio ed appartenenza, anche se esistevano piccoli dissensi, come quello sugli assaggi: solo Michele aveva il diritto di sputare il cioccolatino oggetto di assaggio, tutti gli altri dovevano mangiarlo ….. ed erano tanti e diversi i cioccolatini che si assaggiavano nell’arco della mattinata ……

Il linguaggio era aziendale: mettersi le scarpe da tennis a significare la necessità di fare velocemente il lavoro, Pifer e Giofer a significare produzione e commerciale dai nomi del padre e dello zio di Michele, rispettivamente responsabili della produzione e del commerciale dell’azienda, e tante altre espressioni che, dopo oltre trenta anni di assenza, non ricordo più. Ma ricordo quei volti e quel clima: quanto senso di appartenenza e quanto orgoglio di far parte della Ferrero. Si sentivano attori di un processo di crescita che avrebbe portato l’azienda ai vertici mondiali, sembravano certi di poter superare la Nestlé.

Avevano conquistato il mercato francese ove un prodotto nazionale come la crépe au grand Marnier era stata sostituita dalla crépe au chocolat, dove il cioccolato era la Nutella. Il mon chéri era considerato in Francia un prodotto francese! La sede del gruppo era a Bruxelles ma il cuore restava ad Alba! E ad Alba Michele era il principe discreto! Ma pur sempre il principe.

Oggi anche io sono orgoglioso di aver fatto parte di quel mondo e partecipo commosso al lutto della famiglia.

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