pensaterosa

27 maggio 2011

Denatalità

I politici stanno scoprendo ora gli effetti devastanti della denatalità.

Il 1965 è stato l’anno con maggior numero di nati (oltre 1.035.000 e pressoché tutti figli di persone italiane e nate in Italia) e, da quel momento, i nati hanno cominciato a diminuire fino a raggiungere il numero di 500.000 nel 1974. Da quel momento il numero è restato stabile fino al 2010 quando ha manifestato un lieve incremento per la presenza di un numero crescente di nati non italiani. In realtà il numero di nati italiani ha ripreso a diminuire in quanto sono ormai pressoché solo le donne delle classi “vuote” ad essere in età fertile.

Se le cose proseguono in questo modo arriveremo presto ad un numero di nuovi nati italiani che si aggirerà sulle 250.000 unità

Un paese che non aveva mai avuto problemi di scontro razziale si troverà nelle condizioni di averne e di molto pesanti perché la maggioranza della popolazione tende ad essere di stranieri che, nella maggior parte dei casi non si integrano ma tendono ad enclavizzarsi. Unica, incredibile, eccezione i cinesi di seconda generazione oggi maggiorenni.

Qualcosa si potrebbe fare, anche se sarebbe stato meglio farlo prima. Si dovrebbe partire dal presupposto che le pensioni si possono percepire perché qualcuno ha fatto dei versamenti sufficienti per tutti coloro che hanno diritto ad una pensione e qualcuno ha fatto figli in numero sufficiente per rendere fertili quei versamenti. Due quindi le condizioni che, in qualche misura, potrebbero essere collegate.

Chi ha diritto ad una pensione dovrebbe vederla collegata:            ai versamenti fatti (per le pensioni di reversibilità collegate a quanti sono morti prima dell’età pensionabile vale il fatto che i versamenti sono comunque premi assicurativi a copertura, anche, degli eventi di morte prematura)

                                                                                                                            ai figli viventi all’età del pensionamento e di quanto versano di imposte sui redditi percepiti. In poche parole, chi va in pensione senza figli o con figli troppo giovani dovrebbe percepire non più della metà della pensione, mentre per coloro che hanno figli che lavorano e producono reddito tassabile, la pensione dovrebbe essere incrementata, anche oltre il limite collegato alle “marchette” versate, di una percentuale decrescente delle imposte pagate dai figli.

 

A completamento di questa norma si dovrebbe stabilire anche che chi non ha figli, naturali o adottati, al compimento del quarantesimo anno d’età, perde il diritto di voto attivo e passivo, fino a quando suoi eventuali figli non percepiscano un reddito tassabile!

 

Il diritto di voto dei “non genitori” è stata la causa del silenzio di tutti i partiti: non potevano rinunciare a diversi milioni di possibili elettori! … Ma votano ancora oggi che sono pensionati.

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