pensaterosa

23 gennaio 2012

Famiglia cristiana

In occasione di una lunga attesa nella sala d’aspetto di un ospedale mi è capitato di sfogliare la rivista. Anche in passato, ed in diverse occasioni, l’avevo letta trovandola impegnata nella difesa dei valori del cattolicesimo come è nei suoi compiti istituzionali. Questa volta ho dovuto rilevare un cambiamento sostanziale, nel senso di un integralismo intransigente e nella difesa del diritto delle strutture cattoliche a godere di contributi di ogni tipo dato l’alto valore delle attività svolte.
A parte che solo il 20% dei contributi incassati non viene impiegato in spese amministrative (percentuale peraltro che si riscontra nella maggior parte delle strutture di assistenza operanti in tutto il mondo) è corretto domandarsi quale sia il peso del volontariato cattolico, notoriamente non retribuito, se questi sono i risultati.
Non è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana a fare del bene, quando lo fa, ma noi con le tasse che paghiamo, in parte trasferite alla Chiesa, a fare quel bene oltre che a mantenere megaburocrazie ecclesiastiche che di bene ne fanno poco!
Oltre ai contributi dello Stato vi sono le donazioni dei privati che in mille modi confluiscono nel tesoro della chiesa: in quanti casi vengono pagate le relative tasse sulle donazioni e le successioni? Ho seri dubbi che siano “sempre” pagate: conosco casi nei quali gli anziani credenti hanno venduto i loro beni trasferendo il ricavato brevi manu alla chiesa senza nessuna ufficialità comportante il pagamento di imposte: L’elusione è patrimonio di fede nel senso letterale del termine?

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