pensaterosa

3 giugno 2012

Uscire dall’Euro?….. Cui prodest?

In questi momenti si sente da più parti (Grillo e Berlusconi tra gli altri) parlare di uscita dall’Euro. Domandiamoci cosa significa.
L’Euro è una moneta stabile, la Lira veniva invece svalutata continuamente …….…..,
era il paradiso dei cialtroni al governo! Tutto veniva nascosto dalla svalutazione: la diminuzione di pensioni e salari ad esempio, non delle retribuzioni dei parlamentari e dei magistrati (come ben sapete sono collegate a quelli dei parlamentari) che venivano spesso, più che rivalutate, sostanzialmente aumentate!
Con l’Euro i cialtroni appaiono per quello che sono: cialtroni!
Alle ultime elezioni l’astensionismo ha superato il 50%: il popolo vuole cacciare i cialtroni ma i cialtroni resistono!

Mond arbaltè

Siamo al servizio dello stato, delle sue istituzioni e dei politici.
Noi paghiamo e i politici, quelli che hanno fatto il buco, no.
Il finanziamento pubblico ai partiti è più alto di quanto non fosse quando lo abolimmo con referendum.

9 febbraio 2011

La Svezia e la sua politica economica

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Riprendo da Ferrarini il seguente testo.

Il governo di Stoccolma e’ uscito dalla crisi nel migliore dei modi: niente soldi a banche e imprese non competitive a vantaggio di ricerca e sviluppo

Nel discusso incontro annuale del World Economic Forum a Davos, la Svezia ha dato lezioni di finanza e di economia. L’esperienza portata dal Primo ministro Fredrik Reinfeldt ha dimostrato che e’ possibile trascinare un paese fuori dalla crisi in maniera etica.

Non è mera propaganda politica l’annuncio che la Svezia sia uscita da una delle piu’ gravi recessioni a livello planetario. Stoccolma rappresenta indubbiamente un modello che deve essere studiato dagli altri governi.

 

il Paese scandinavo non rientra nell’eurozona dal momento che un referendum popolare sanci la permanenza della Corona che adesso vanta un’invidiale stabilità sul mercato monetario.

Differentemente da quanto accaduto nel resto del mondo, il governo svedese non ha dato un solo centesimo dei contribuenti alle banche o alle aziende in crisi non competitive: il concetto di Tbtf, Too big to fail (azienda troppo grande per lasciarla fallire) non esiste. Invece di utilizzare i soldi dei contribuenti per colmare i buchi delle aziende e le perdite industriali, il governo svedese ha spostato tutti gli investimenti in ricerca e sviluppo. La scelta e’ caduta sulla salvaguardia del lavoro – vero elemento di stabilità – piu’ che su un effimero ripianamento dei debiti privati.

Altrove, i governi cercavano misure per arginare le perdite per riparare errori verificatisi nel passato; a Stoccolma si pensava al futuro, si investiva per cio’ che doveva avvenire e per ridurre al minimo i costi di una nuova eventuale crisi. A proposito di crisi che verranno (si tratta solo di “quando” non certo di “se”), la Svezia  – che ha imparato la lezione agli inizi degli anni ’90 quando il sistema bancario nazionale fu colpito nel profondo – ha istituito una “tassa di stabilità” a carico delle banche: un contributo su base annua versato dagli istituti di credito e finanziari per la formazione di un fondo gestito da un’agenzia governativa che ha lo scopo di “salvare” le banche da una futura recessione. In questo modo il governo non dovrà accollarsi titoli tossici – che cadrebbero sulle spalle dei contribuenti – ma sarebbero le banche stesse a pagare il proprio “salvataggio”.

L’anno che si e’ appena concluso ha fatto segnare una decisiva crescita alla Svezia, nonostante le pessime premesse. Il documento programmatico di budget per il 2010 fissava quattro punti cardine: fermare la disoccupazione, difendere il sistema del welfare nazionale, incoraggiare l’avvio di nuove imprese e lo sviluppo di quelle esistenti, proteggere l’ambiente. (A chi non piacerebbe un documento del genere?). I risultati raggiunti nel 2010 hanno posto le basi perché si possa prevedere una crescita dell’economia svedese pari al 4,5 per cento per il 2011 e di un ulteriore 2,8 per cento per il 2012. La disoccupazione dovrebbe scendere sotto la soglia del 7 per cento a fronte di un incremento (accettabile) del tasso inflattivo di 0,3 punti percentuali (dal 2,7 al 3) che consentirebbe di raggiungere il 4 per cento di disoccupazione entro il 2014.

Le schema da cui partiva il governo di Stoccolma era rigido e al tempo stesso semplice: anche in profonda recessione, i servizi di assistenza sociale, sanitaria – cosi come il sistema giudiziario – devono essere garantiti. Anziche’ dare soldi alle banche, il governo ha stanziato fondi di una certa consistenza per i comuni cosi da assicurare un’eccellente sistema scolastico e un supporto agli anziani (che piu’ degli altri risentono della crisi) riducendo le tasse sulle pensioni.

Ovviamente, non si puo’ essere certi che la ricetta svedese sia applicabile a tutti i paesi. Ma la Svezia ce l’ha fatta e, a quanto pare, nel modo migliore per i propri cittadini senza ricorrere a manovre occulte.

Nicola Sessa

(Tratto da: http://www.stampalibera.com) Crisi, la lezione svedese

Giovedì 03 Febbraio 2011 12:55 Redazione Globalizzazione

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